Diego Falcinelli è stato presentato oggi in conferenza stampa

“Quando è iniziato tutto? Circa due settimane fa quando ho sentito il direttore Goretti, una grande persona che mi ha dato tanto. Gli dissi che dovevamo concretizzare il trasferimento perché altre squadre di Serie B mi stavano contattando ma io non potevo entrare al Curi con una maglia che non fosse quella del Perugia”.

“Da quando me ne sono andato non sono più tornato allo stadio per vedere una partita perché quel play-off non mi è ancora andato giù. Vero è che era il primo anno di B, ma considerando che squadra eravamo potevamo passare il turno. Ad oggi sono tornato per cercare di fare il massimo”.

“La maglia numero 8? Io dò molto valore alla maglia e al numero otto. Sono sicurissimo che lo onorerò sempre”.

“Le pressioni fanno parte di questo sport. Le avevo quando sono venuto la prima volta e le ho avute ancora di più dopo in Serie A. Senza pressioni si fa poco”.

“Le scelte di formazioni le fa il mister. Abbiamo una rosa molto importante come altre squadre della categoria come Frosinone, Cremonese ed Empoli. La B è difficile ma se sono tornato non è per stare in vacanza ma perché ho obiettivi importanti e voglio portarli a termine”.

“Sono nato a Marsciano perché i miei nonni materni sono di lì. La mia compagna si chiama Angela, è folignate, e la mia bambina si chiama Dea”.

“Ho avuto la fortuna di passare da Perugia 5 anni fa e adesso ho la fortuna di tornarci. Ho un bagaglio di eserienza diverso, ho giocato con calciatori che mi hanno aiutato a crescere. Cercherò di dare il mio contributo a questa squadra, a questa società e a questa città. Dobbiamo stare tutti uniti per raggiungere i nostri obiettivi”.

“Cosa mi ha dato la Serie A? Tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno dato qualcosa, a livello tecnico e umano. Ho giocato con Paolo Cannavaro che mi ha fatto crescere tanto nel mio primo anno di A. Quando fai parte di questi spogliatoi con gente importante cresci molto velocemente perché ti devi responsabilizzare. Qui c’è tutto per fare bene. Il lavoro paga sempre, le vittorie non arrivano a casa. Non vinci perché sei bravo ma perché ti alleni forte in settimana. Così arrivano i risultati. Dobbiamo avere l’intelligenza di migliorarci e di avere una grande professionalità”. “Il singolo ti può far vincere una partita, ma i campionati te li fa vincere il gruppo. L’anno scorso a Bologna ci siamo salvati proprio perché eravamo un gruppo sano con valori importanti”.

 

 

“Ho visto le prime due partite di campionato del Perugia. Fino all’espulsione la squadra ha sofferto poco, poi è normale che ti abbassi e rischi. Dobbiamo cercare di evitare queste sciocchezze perché puoi compromettere la partita, perdere punti. Queste cose si pagano. Dobbiamo essere tutti professionisti dentro e fuori dal campo perché siamo un gruppo, se qualcuno fa una sciocchezza ci rimettiamo tutti”.

Se tutti vogliamo il bene del Perugia credo che dovremo restare uniti sia quando le cose vanno bene sia quando le cose andranno male. Vogliamo fare un campionato importante, di vertice.

Voglio portare il mio attaccamento alla maglia e la mia professionalità fuori e dentro il campo.